Art of Wuxia, la recensione

Bentornati e bentrovati a tutti quanti. Come avevo annunciato il mese scorso oggi parlerò per la terza (ed ultima, al momento) volta dei titoli della DwD Studios. Il gioco in questione è Art of Wuxia, che permetterà ai giocatori di interpretare monaci asceti, sapienti stregoni, valenti spadaccini e altre figure tipiche dei film fantastici di Hong Kong (per appunto il genere wuxia) in un mondo del tutto simile al nostro lontano e misterioso Oriente.
Ora, senza ulteriori indugi, procediamo alla recensione vera e propria.

Art of Wuxia

Lingua : inglese

Pagine : 180 (b/n)

Prezzo : 9,99 $ (PDF),
14.99 $ (brossurato + PDF)
17,99 $ (cartonato+PDF)

Autore: Jim Alcala Sales

Editore : DwD Studios

Ambientazione

Come tutti giochi della DwD Studios, la parte dedicata all’ambientazione è piuttosto ristretta (anche se meno del solito), nella fattispecie una ventina di pagine, e rilegata in fondo al manuale. Il mondo, che risponde al nome di Longzhi e che come ho avuto modo di anticipare abbondantemente prima è fortemente ispirato alla Cina di una non meglio precisata epoca (ci sono elementi discordanti in questo senso, così come ci sono nei film wuxia che costituiscono la principale ispirazione di questo gioco) è diviso in tre zone principali, tre entità politiche separate: l’Impero del Dragone ( quelli che si possono considerare a tutti gli effetti i buoni), controllati dalla benevola dinastia Long, Jin, il Grande Regno Orientale, controllato dai perfidi stregoni, ed infine le Terre dei Demoni, luogo ostile ed inospitale pieno di pericoli naturali e non. Solo i Ranger del Bastione osano avventurarsi in queste lande desolate.
All’inizio di questo capitolo viene trattata molto brevemente anche la storia dell’impero del dragone (ma in maniera veramente sintetica, non più una pagina e mezzo).

Meccaniche

Anche in questo caso viene utilizzato un sistema d100 in tutto e per tutto simile a quello impiegato in Barebones Fantasy e Covert Ops, che impiega una combinazione di caratteristiche e classi per determinare le capacità dei personaggi (chi vuole avere un’analisi più approfondita può leggere la parte riguardante le meccaniche qui). Non si tratta però di un gioco fotocopia: a parte le dovute modifiche date dalla ambientazione differente, le innovazioni più consistenti riguardano il Qi, ovvero l’energia che permette ai poteri dei mitici manifestarsi, e le arti marziali. Queste due discipline, essendo supportate da meccaniche a se stanti, all’atto pratico introducono un nuovo sistema di risoluzione delle azioni più dettagliato e dinamico, in linea con le necessità dell’ambientazione.

Voti

Ambientazione: 6,5

Meccanica: 7,5

Sostanza: 7

Voto complessivo: 7

Conclusioni

Ancora una volta la DwD Studios crea un gioco molto semplice, con elementi che risulteranno immediatamente familiari ai giocatori esperti e non del tutto alieni ai neofiti (almeno a quelli che, seppur estranei al mondo dei giochi di ruolo, hanno almeno un’idea di cosa si troveranno davanti). In questa occasione viene messa più carne al fuoco rispetto ai due titoli di cui ho già parlato, dando un po’ più sostanza senza per questo andare a inficiare sul livello di complessità del titolo. Se si considera poi che i giochi che trattano questa particolare ambientazione non sono molti (in italiano se possono contare uno o al massimo due, se si è generosi), Art of Wuxia risulta decisamente interessante, prima di tutto per i patiti di arti marziali e per chi è alla ricerca di un fantasy diverso dal solito. Ultima cosa che mi sento di aggiungere è che ovviamente è pienamente compatibile con Barebones Fantasy e nel manuale viene suggerita la possibilità di usarli insieme.

Arrivati a questo punto non mi dilungo oltre, anche perché come ben saprete il Modena Play è ormai vicinissimo, comincerà domani, noi ci saremo e spero ci sarà anche qualcuno di voi.

Alla prossima

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