Videogiochi, violenza e il PEGI

Salve a tutti!

Mi rendo conto di toccare un tema particolarmente scottante, ma se si vuole parlare di videogiochi non è possibile evitarlo. Ovviamente l’argomento si può trovare in tutte le salse e su qualsiasi piattaforma d’informazione (o, in alcuni casi, di disinformazione!). Vedendo numerosi articoli e scandali in TV ho cominciato a prendere in considerazione il legame tra videogiochi e violenza, soprattutto tra i più giovani. Penso possa interessare chiunque: sia ai non giocatori perché non si facciano una idea sbagliata di questa passione, sia ai giocatori per poter approfondire le conoscenze e i limiti del loro hobby.

Prima di tutto, perché si pensa che i videogiochi provochino violenza?

Come qualsiasi gioco al mondo, ciò che i videogiochi propongono è una sfida. In molti casi questa viene interpretata come lotta, guerra, strategia, uso della forza e violenza. Ho detto “in molti casi” poiché esistono anche titoli in cui la sfida si pone in altro modo, tutt’altro che violento; per esempio Cooking Mama (cucinare) o Animal Crossing (vivere nella propria città con diversi obiettivi).

Ritornando ai casi precedenti, è inevitabile che il conflitto venga messo in mostra, anche se in modi più sofisticati. Vengono raccontati avvenimenti e ambientazioni che non possono, o non dovrebbero, accadere nella vita reale; ma ciò che è importante prendere in considerazione non è il gesto violento in sé, bensì il distacco tra realtà e finzione. Anche Super Mario che schiaccia un fungo è considerabile come azione aggressiva, nessuno però si è mai messo in testa di saltare sopra agli altri; questo perché il gioco permette una netta separazione tra un ambiente fantastico, fatto di tartarughe volanti e tubi, e l’ambiente reale dove nessuno di questi particolari esiste.

Non a caso uno dei giochi più contestati è Grand Theft Auto, proprio perché il mondo in cui il personaggio si muove non è altro che una riproduzione fittizia di una città americana in cui si commettono reati punibili per legge anche nella realtà.

Quindi Grand Theft Auto e altri titoli simili provocano violenza?

No, nel senso che non sono loro gli artefici di azioni violente, piuttosto le mettono in mostra in situazioni spesso caricaturali. Il giocatore, dopo qualche ora passata su un titolo di questo genere, si alza e comprende benissimo che la realtà là fuori non è per niente simile a quella appena vista davanti a uno schermo.

Il vero problema, quindi, è che non tutti hanno la capacità di fare questa differenza con qualsiasi gioco e questo può portare a influenzare il comportamento; senza arrivare, però, all’imitare del tutto.

Chi sono queste persone?

Questo è il punto principale! Se molte più persone guardassero con più attenzione le copertine, invece che commentare la donnina poco vestita, ci sarebbero molte meno discussioni.

Infatti l’Unione Europea, dal 2003, ha adottato un sistema di classificazione dei videogiochi detto Pan European Game Information (o comunemente detto PEGI). Non è assolutamente nulla di nuovo, visto che viene mostrato su ogni confezione e all’inizio di qualsiasi video di presentazione. Questo sistema, applicato come consiglio e non come legge, fornisce l’età minima per poter giocare a un gioco e specifica la presenza di scene di violenza o sesso, linguaggio volgare, gioco d’azzardo e altro; così da avvertire il giocatore in precedenza per il SUO bene.

È questo limite a determinare chi, in base alla propria maturità, può distinguere con più facilità gli elementi reali da quelli fantastici. E se esiste questo sistema di classificazione, significa che alcuni giochi possono essere pericolosi per alcuni soggetti, ma non per tutti. Considerare tutti i videogiochi come provocatori di violenza è sbagliato, ma trattarli con disinvoltura, senza considerare le avvertenze, è ancora peggio.

Dunque un potente alleato c’è, e da molto tempo. Se si continua a perdere tempo a infamare i videogiochi piuttosto che osservarne con più cura la confezione, non si risolve assolutamente nulla.

In fondo l’importante e goderseli i giochi, anche se vuol dire aspettare qualche anno!

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