Piccole grandi avventure, parte seconda

Bentornati e bentrovati a tutti quanti, come avevo annunciato nella mia precedente recensione mi appresto a parlarvi di Tiny Frontiers (dell’edizione passata, più precisamene, visto che la revised è uscita in questa settimana è non è ancora a mia disposizione), versione fantascientifica di Tiny Dungeon, e della relativa espansione Mecha and Monsters, anche questi editi dalla Gallant Knight Games. Quindi bando agli indugi e cominciamo.

Tiny Frontiers

Lingua : inglese

Numero di pagine : 136

Costo : Pay what you want (PDF), 24,99 $ (cartonato)

Autori : Alan Bahr, Thomas Keene, Ryan Schoon, Laura Montgomery-Hurell, Jon Del Arroz, Robert Denton III, Dan Wells, John D. Kennedy, Marie Brennan, Ben Woerner, Elizabeth Chaipraditkul, Steve Radabaugh, Steve Diamond, Amy Veeres

Editore : Gallant Knight Games

Ambientazione

Quanto affermato per il suo “fratello” fantasy vale anche per Tiny Frontiers. Buona parte del manuale è infatti dedicato all’ambientazione (quasi i due terzi), o meglio alle micro-ambientazioni, 16 in tutto, affrontando il genere fantascienza sotto vari punti di vista,  alle volte lasciando il genere nella sua forma più pura e incontaminata, e alle volte creando commistioni, classiche (western o pirati) o meno scontate (noir o mistico). Sono anche presenti delle cose più singolari, come una distopia cyberpunk-zen o un agglomerato di mondi a forma di conchiglia. Per ciascuna vengono forniti i temi principali, le eventuali ispirazioni, regole specifiche (se necessarie), una breve trattazione sull’ambientazione stessa ed alcuni spunti per avventure. È chiaro che se si vuole affrontare una campagna di una certa lunghezza è necessario che il narratore espanda un po’ questi concetti di base.

una carrellata delle razze disponibili in Tiny Frontiers

L’unica ambientazione di cui voglio approfondire è Divisi, di cui non posso dire troppo perché è presente un un colpo di scena abbastanza importante, anche se forse intuibile dai giocatori più smaliziati. Riducendo la premessa ai minimi termini, la galassia Fermi è stata oggetto di una minaccia aliena a cui i popoli autoctoni, a causa dei loro dissapori e divisioni non sono riusciti a opporsi. Solo l’intervento dei Maat, stranieri provenienti da una stella lontana, ha permesso di vincere la guerra e ottenere una pace duratura sotto la loro egida. La cosa che ho trovato realmente interessante non è tanto questo, ma la procedura cooperativa di creazione del background delle razze e delle culture, in cui i giocatori stessi, con le le loro scelte nel momento della creazione dei personaggi, plasmano l’aspetto della galassia.

Meccanica

Il sistema usato da questo titolo è estremamente accessibile (nonché identico a quello di Tiny Dungeon) e prevede che per la risoluzione dei test si lancino dei dadi a 6 facce (2 in condizioni normali, 3 in caso esista un vantaggio o 1 in condizioni di svantaggio) e se almeno uno di essi ottiene un 5 o un 6, la prova è andata a buon fine. Sono poi le opzioni presenti ad ampliare un po’ lo spettro, ma le scelte di progettazione del gioco sono tutte indirizzate alla semplicità.

La creazione del personaggio è quasi è identica a quello di Tiny Dungeon, si inizia scegliendo la razza, 3 tratti, che possono essere abilità o talenti, competenze belliche, la professione (che non si sceglie da un elenco preesistente, e che serve a fornire una serie di competenze base) e la “drive”, ovvero come si approccia alle cose.

un mecha, raffigurato nel manuale base

Completano il quadro le regole inerenti le tecnologie aliene  (trattate come degli oggetti magici, probabilmente per onorare il principio secondo il quale “ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia”) e le astronavi, qui considerate parte integrante del gruppo, e a bordo delle quali ogni personaggio ricopre un ruolo preferenziale, facendo sì che ciascuno abbia il suo ruolo. Viene fatto anche qualche accenno all’uso dei mecha, ma solo in maniera superficiale.

Il supporto dato al narratore è un po’ scarno, si riduce a due pagine che però cercano di rispondere a problematiche concrete riguardo una sessione di gioco. Ulteriore assistenza viene però fornita da tre generatori casuali, il primo, riguardante gli avversari, dovrebbe sostituire il bestiario ma risulta quasi superfluo, in quanto troppo generico, mentre quelli dei pianeti e degli insediamenti possono essere utili usati in combinazione (è citato anche il “covo di feccia e malvagità” come possibile insediamento).

Votazione

Ambientazione : 7

Meccaniche : 6

Sostanza : 5

Voto complessivo : 6,5

Conclusioni

Pregi e limiti sono grossomodo gli stessi di Tiny Dungeon, da una parte la semplicità e il gran quantitativo di idee da sfrutare, di contro una leggerezza a tratti eccessiva, sia come meccaniche che come contenuti. Un difetto che gli posso riconoscere è un aspetto grafico poco gradevole (anche se è un elemento secondario). Lo considero però leggermente migliore rispetto al suo equivalente fantasy (riscontrabile anche da una votazione complessiva leggermente più alta del dovuto) in virtù della sua economicità, che gli permette di adempiere meglio al ruolo di gioco di livello base, adatto sia a chi vuole avvicinarsi al prodotto senza conoscere affatto l’argomento gioco di ruolo, sia a chi, più esperto, è in cerca di ispirazione o solo di una serata di svago con un titolo meno impegnativo.

Tiny Frontiers: Mecha and Monsters

Lingua : inglese

Numero di pagine :164

Costo : 9,99 $ (PDF), 14,99 $ (brossurato), 24,99 $ (cartonato)

Autori : Alan Bahr, Amy Veeres, D.W. Pearce, David Annandale, Dianna Gunn, Elizabeth Chaipraditkul, Joey Batts, John Kennedy, Jonathan M. Thompson, Marie Brennan, Monjoni Osso, Nick Sharps, Richard Auffrey, Rob Wieland, Robert Denton III, Steve Diamond, Stewart Wi

Editore : Gallant Knight Games

Con questa espansione ci si allontana un po’ dal genere fantascientifico più convenzionale per finire in quelle situazioni in cui robot giganti e mostri enormi si battono per il destino della Terra (o del pianeta di interesse), tanto care alla filmografia e all’animazione giapponese. Ad onor del vero può essere usata come gioco a sé stante, visto la presenza delle regole essenziali, seppur questo richieda ulteriori semplificazioni, cosa che adesso, data la disponibilità del manuale base, mi sembra poco utile.

un mecha con un design rivisto e corretto

A livello di meccaniche vengono espanse un poco le opzioni disponibili all’atto della creazione del personaggio, mirate espressamente ai piloti, chiamati jockey (ovviamente i protagonisti della storia), e ad essa vi è associata anche quella dei mecha, relativamente molto approfondita. Le caratteristiche dei Kaiju, i mostri che ricoprono i ruoli dei nemici, sono determinate da un processo del tutto simile, anche se alcuni concetti vengono ovviamente modificati (i primi per esempio hanno il combustibile, mentre per i secondi si parla di energia). Sono anche presenti le regole per eventuali robot trasformabili o combinabili, altri capisaldi del genere.

 

Le ambientazioni sono quasi una ventina, e ce n’è per tutti i generi, prendendo ispirazione da Godzilla, Warhammer 40000, Starship Troopers (il libro), Ultraman (il super-eroe nipponico). Posso accennare a Città in fuga, in cui in mondo già devastato dai Kaiju l’unica possibilità di sopravvivenza sono delle colossali città semoventi, in grado i sottrarsi a tali mostri, o di battersi alla pari. Un altro esempio che posso fare è Zeta Wars, in cui non ci sono robot, ma gli umani per difendersi hanno creato i loro Kaiju, trasformando dei volontari in armi viventi.

Votazione

Ambientazione : 7

Meccaniche : 7

Sostanza : 6,5

Voto complessivo : 7

La parte meccanica risulta più solida, visto che focalizza su un argomento specifico, senza inficiare sulla semplicità. È chiaro che per questo motivo risulta meno versatile, rimanendo nell’ambito della fantascienza. Per le ambientazioni il discorso è sempre il solito: ce ne sono di certo alcune valide, ma sono comunque tutte da sviluppare. Mecha and Monsters riesce però a mantenere fluido un argomento  che facilmente può diventare macchinoso e che di rado è preso in considerazione a livello ludico, e questo non è merito da poco.

Alla prossima.

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