Perdono – Parte 2

Dopo la lunga pausa natalizia, torniamo nella calda Argentina. Avevamo lasciato una strana Comunità alle prese con i preparativi per l’arrivo dei tanto amati Benefattori, ma la routine del villaggio è stata spezzata dall’arrivo di uno straniero guardato con sospetto da alcuni e con curiosità da altri.
Per chi avesse bisogno di un riassunto più corposo, può leggere qui la prima parte: http://www.torrenera.it/perdono-parte-1/

Padre Manuel osservava la piazza del villaggio, nella quale i suoi abitanti avevano ripreso a svolgere freneticamente le loro faccende quotidiane. I Benefattori sarebbero arrivati tra soli tre giorni e c’era ancora molto lavoro da fare per tutti.
“Soprattutto per me” pensò il prete rabbuiandosi.
A passi lenti rientrò in chiesa. Non c’era nessuno a quell’ora, nella quale tutti erano impegnati con il duro lavoro, ma Padre Manuel sapeva che non avrebbe trovato l’agognata solitudine.
Al contrario, erano proprio quelli i momenti nei quali si sentiva più osservato. E giudicato: il grande crocefisso di legno si stagliava imponente sulla navata principale, fissando il parroco come se si aspettasse una giustificazione. Padre Manuel sapeva di dovergliene, ben più di una, ma mai una volta era riuscito ad aprire bocca per la vergogna.
Così, come tante altre volte in passato, egli passò a capo chino oltre il cieco sguardo di rimprovero e si diresse verso la sagrestia, dove si trovava una delle poche conquiste tecnologiche della Comunità: un telefono.
Padre Manuel non aveva bisogno di alcuna agenda: conosceva il numero da comporre a memoria, l’unico che venisse mai digitato sull’apparecchio. Dopo una breve attesa, una fredda voce maschile rispose dall’altra parte della cornetta.
“Pronto?”
“Sono Padre Manuel”
“Buongiorno, Padre. A cosa devo la sua chiamata? C’è qualche imprevisto per l’organizzazione dell’evento?”
“Non lo chiamerei imprevisto… non ancora. Oggi è arrivato uno straniero al villaggio. Aveva bisogno di aiuto e non ho potuto dirgli di no, avrei attirato troppi sospetti”
La voce si zittì alcuni istanti prima di rispondere nuovamente, ancora priva di emozione alcuna.
“Ha agito bene. Lo tenga sotto controllo e lo tratti come ci si aspetterebbe. Io informerò i padroni, decideranno loro cosa farne durante l’evento”
“Spero non…”
“Padre, quel disgraziato ha segnato la sua sorte nel momento in cui ha attraversato le porte della Comunità. E comunque, meglio lui che qualcuno dei suoi, giusto?”
La voce non attese una risposta perché già la conosceva. La chiamata venne terminata, lasciando Padre Manuel in balia di ciò che rimaneva della sua coscienza.

A Noah pareva di essersi appena sdraiato quando i suoni lo svegliarono. Invece, la luce che filtrava dalla finestra gli fece capire che il tramonto era ormai prossimo. Doveva avere dormito per almeno una decina di ore.
Fu un risveglio piacevole: al suo capezzale vi erano due giovani ragazze, una dai capelli biondo cenere e l’altra dai capelli neri. Riconobbe la più giovane come quella che lo aveva invitato nella sua casa.
“Natalia, giusto? Credo di esserti debitore”
La ragazza lo fissò con sguardo penetrante, ma non disse nulla. Invece, fu la voce di un’altra donna a spezzare il silenzio.
“Lilian, Natalia. Lasciate in pace il nostro ospite e preparate la cena, mentre io mi occupo di lui”
Dalla porta fece capolino una donna, una delle più belle che Noah avesse mai visto. Doveva avere poco meno di quarant’anni, ma nemmeno i semplici e logori abiti da lavoro che indossava potevano nascondere le morbide curve del suo corpo. I capelli, biondo cenere come quelli della figlia maggiore, erano legati in una pratica coda di cavallo che le ricadeva fin sulle spalle.
Quando le due ragazze si allontanarono, lasciandoli soli, l’uomo capì perfettamente perché i devoti abitanti del luogo erano sembrati così riluttanti a farlo dormire nella casa di quella donna.
“Io sono…”
“Noah, lo so. Padre Manuel mi ha detto di prendermi cura di te finchè non ti sarai ripreso”
“Non volevo causare disturbo, ma quel dannato cavallo…”
“Nessun disturbo. Anzi, a una madre fa sempre piacere conoscere l’uomo che sua figlia invita a casa propria”
Noah arrossì vistosamente e la donna scoppiò a ridere. “Non preoccuparti, stavo solo scherzando. Natalia è una cara ragazza ma è raro che leghi con qualcuno che non sia sua sorella. Considerati molto fortunato”
L’uomo annuì. “La ringrazierò, allora… dopo che avrò ringraziato lei per l’ospitalità”
“Chiamami Esmeralda: qui alla Comunità ci siamo lasciati alle spalle il passato e le sue formalità. E se vorrai davvero sdebitarti, Noah…”
La donna gettò sul letto dei vestiti puliti. “Puoi fare onore alla cuoca. Lilian è molto suscettibile alle critiche, sai?”
Esmeralda si congedò con un altro sorriso che strappò un battito al cuore dell’uomo, lasciandolo solo perché potesse cambiarsi. Recuperando la lucidità, Noah indossò i suoi nuovi abiti, di taglio semplice e adatti al lavoro fisico.
Poi, con gesto rapido, ebbe cura di nascondere il proprio telefono cellulare perfettamente funzionante.

In una stanza buia molto lontana dalla Comunità, un uomo teneva lo sguardo fisso sul monitor di un portatile. Il sistema di geolocalizzazione mostrava solo numeri e codici di identificazione, ma per lui avevano un significato ben preciso.
“Sembra che il nostro eroe sia riuscito a entrare nel villaggio”
Una figura si portò alle sue spalle.
“Notevole. Perfino da quegli inetti mi sarei aspettato misure di sicurezza migliori per proteggere il proprio pascolo. Meglio così, ci sarà più facile agire”
“Quando?”, disse l’uomo al terminale con un evidente tono eccitato.
“Oh, non dovrai attendere a lungo, mio fedele amico. Lascia che il nostro eroe affronti i suoi mostri, noi ci limiteremo ad approfittare dell’occasione che ci ha gentilmente offerto”

Noah non deluse le aspettative di Esmeralda, mangiando tutto quello che gli venne servito nel piatto per ben due volte.
“Devi avere una gran fame, dopo quello che hai patito” disse Lilian. Lui annuì, ma rifiutò la terza porzione.
“Non voglio esagerare. Anzi, mi piacerebbe guardarmi un po’ intorno, quando sono arrivato ero più morto che vivo”
Lilian fece per rispondere, ma Natalia fu più veloce. “Posso farti da guida. Vieni”
Senza attendere una conferma dall’uomo, la ragazza si alzò e lo prese per mano, invitandolo a uscire. Perplesso, Noah si convinse a seguirla quando incrociò lo sguardo incoraggiante di Esmeralda.
La notte argentina era rinfrescante e i due si ritrovarono a passeggiare in un villaggio che, a un primo sguardo, sarebbe sembrato abbandonato: la Comunità si ritirava al calare del sole, per riposare e per pregare.
“Da dove vieni?”
Una domanda secca, con il tono di chi doveva averla ponderata da tempo. Noah osservò la ragazza dai capelli neri, chiedendosi dove volesse andare a parare.
“Sono nato negli Stati Uniti. Li hai mai visitati?”
Natalia scosse il capo. “Sono nata qui e non ne sono mai uscita”
L’uomo deglutì alla prospettiva di trascorrere una vita intera in quel luogo. Presto, gli fu facile immaginare cosa volesse da lui quella ragazza. Non sbagliò la sua previsione.
“Te ne andrai quando starai meglio?”
“Credo di sì. Non appartengo a questo posto. Cercherò soccorso e ripartirò per la mia strada, ci sono abituato. Sai, io viaggio molto”
Lei non aveva lo sguardo rapito che Noah si sarebbe aspettato da una quindicenne che non conoscesse il mondo. Al contrario, quelle parole sembrarono acuire la determinazione che le si leggeva negli occhi.
“Portaci con te”
L’uomo finse uno sguardo sorpreso. “Perchè me lo chiedi? Non potete andarvene quando volete?”
“E dove andremmo? Non abbiamo nulla senza la Comunità. Forse io e Lily potremmo cavarcela da sole, ma Mamma no”
“Nemmeno io ho molto, è per questo che sono finito qui. Viaggio sempre da solo e con poche cose, non riuscirei a badare ad altre tre persone”
“Potremmo aiutarti. E poi, tu piaci a Mamma, saremmo come una vera famiglia…”
A Noah non sfuggì la nota implorante nell’ultima frase di Natalia. Con voce più bassa, chiese: “Dov’è tuo padre?”
Lei chinò il capo e non rispose, confermando i sospetti dell’uomo.
“Natalia… io capisco i tuoi desideri, ma non posso aiutarti. Vorrei spiegarti il perché, ma…”
“No! Tu non puoi capire! Nessuno può capire! Sei uguale a tutti gli altri! Padre Manuel aveva ragione, non dovevo fidarmi di uno straniero!”
E così dicendo, Natalia corse via, lasciando Noah senza parole e con un peso sul cuore che si faceva sempre più greve…

Continua…

Luca Tirelli
Gruppo letterario Camarilla Italia

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