FACILIS DESCENSUM AVERNI – 01 – Quella Notte

Benvenuti o bentornati! Quest’anno, per la collaborazione tra le due associazioni Camarilla Italia e Torre Nera, vi propongo un progetto diverso da “Gioco di Ruolo in pillole.” Conformandomi ad alcuni dei miei colleghi, inizierà da oggi una storia a puntate, libera interpretazione delle tematiche del Mondo di Tenebra (ambientazione di alcuni dei giochi di ruolo della casa editrice White Wolf).

Un esperimento, anche per me, che spero possa intrattenere.

Buona lettura!

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Ogni volta che cala il buio su questa città, desidero solo che l’inferno sorga per bruciarla.
Per questo motivo, quando ancora ero un ragazzetto sbarbato e senza palle, rubai un po’ di soldi per andare a farmi un tatuaggio. Era quello che può essere definito un gesto di ribellione, da una vita che fa schifo, una realtà ingiusta.
Mamma i soldi li teneva in una fessura del materasso, quello con le molle arrugginite che propagavano ogni scricchiolio per tutta la casa. Quando di sera gli uomini entravano nella sua stanza, il rumore si faceva insopportabile, quasi assordante.
Non provai dolore, mentre l’ago scorreva nella mia pelle. Su e giù, macchie d’inchiostro nero sempre più uniformi e dettagliate. Il disegno è sulla schiena, da allora non mi specchio nemmeno per osservarlo.
Non provai dolore, quando un ago infilato nella vena di mia madre l’aveva strappata al mondo. Quello era giusto: lasciare tutto per andare altrove. Eppure, perché ancora non ho seguito il suo esempio? Forse perché sono alla ricerca di qualcosa. Qualcosa che mi dia davvero dolore.
La cerco ogni notte, negli guardi spenti di coloro che vivono a bordo strada, o in quelli dilatati e neri di chi accarezza il destino della mia genitrice, con alcol, droga e altri fantasiosi metodi. Spesso mi distraggo e nell’osservarli pesto merda e scivolo nel fango.
Mi incanto a guardare le scritte sui muri; a volte mi sembra di trovare simboli ricorrenti e messaggi criptati. Quando sento le dita spaccarsi per il freddo riprendo a camminare. Una volta ho voluto lasciare anche io un segno sulla parete di casa: fiamme che bruciano il popolo urlante, un demone a sovrastarli sogghignando. Sospiro di fronte a cotanta inquietudine e, di nuovo, mi distraggo.
Non sento l’esplosione sopra la mia testa. Non subito almeno. Solo quando le macerie mi schiacciano, impreco contro l’ennesimo inquilino che accidentalmente ha lasciato il gas aperto.
Non provo dolore, ancora. Il sangue scorre dappertutto, credo non riconoscerò mai più il mio volto. Penso ridendo che la mia opera sta per compiersi. Una figura incappucciata mi sta sopra, come un demone. Gli basta la forza di un solo braccio per tirarmi su. Sento gli occhi gonfi, non parlo. Improvvisamente non respiro: quella cosa mi ha morso.
Infine, il dolore.
Mi sembra di vedere mia madre bruciare tra le fiamme dell’altro mondo.

 

Tiziana Valentino

Gruppo letterario Camarilla Italia

www.camarillaitalia.com

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